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Juveteca -Anno II (2004)

 

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I PROTAGONISTI DEL SECOLO BIANCONERO.20

Torino, 16/01/1985, Juventus – Liverpool 2-0, Supercoppa Europea.

 

                                   
L'Italia è bloccata dalla neve, all'aeroporto di Caselle non si può atterrare, lo stadio Comunale è impraticabile, la finale della Supercoppa europea 1984 è in forse, ma a Torino mercoledì 16 gennaio 1985 si realizza una sorta di miracolo:
gruppi di spalatori dotati di feroce determinazione, allertati da Giampiero Boniperti che tiene moltissimo al trofeo mai conquistato e per nessuna ragione al mondo vuol lasciarselo sfuggire, rendono agibile il terreno. Il Liverpool, che sette mesi prima ha vinto la quarta Coppa dei Campioni prevalendo ai rigori contro la Roma all'olimpico, incute grande rispetto.


Ma la Juve di Platini e Boniek, se accusa più di una sbandata in campionato, è irresistibile nelle notti europee. Sente che il suo momento è arrivato. A ricordarglielo è Trapattoni, che prepara la partita con grandissima cura, puntando al cuore
della difesa dei Reds: arretra Platini che deve lanciare negli spazi Boniek, incursore aggiunto, nelle vesti di finto centrocampista, cosicché la coppia d'attacco Rossi-Briaschi ha il compito di tenere in allarme la coppia Lawrenson-Hansen, in attesa delle cavalcate del fuoriclasse polacco,devastante ogni volta che riesce a sottrarsi al controllo individuale da parte degli avversari. Occorrono trentanove minuti al magnifico Zibì, diminutivo di Zbigniew, per battere Grobbelaar, il portiere del Liverpool.


Da Platini parte la fiondata verso la metà campo inglese, dove Briaschi controlla il pallone - dipinto di colore arancione per renderlo più visibile ai giocatori e al pubblico che onora l'appuntamento con grande partecipazione - e serve subito Boniek in corsa prepotente verso l'area. La progressione è splendida, la folla trattiene quasi il fiato, Boniek resiste al tentativo disperato di Kennedy e poi con il sinistro supera Grobbelaar. Questo gol è la sintesi esemplare della versione migliore del contropiede, interpretato da campioni di elevato spessore, a cominciare da Platini. In vantaggio, la Juve disinnesca ogni pericolo, vietando ai britannici la possibilità di avvicinarsi a Bodini, l'eterna riserva ha preso il posto di Tacconi. In particolare, Brio annulla Rush, ignaro del suo futuro bianconero (arriverà nel 1987 e sarà ricordato tra gli investimenti meno felici).

Ad eliminare ogni residua discussione sull'esito della sfida provvede ancora Boniek, e sempre alla sua maniera: al 78',ispirato da Platini, vola letteralmente in porta.
Per la Juve, è la prima Supercoppa, mentre Platini - un caso unico finora - si avvia a vincere per la terza volta consecutiva il Pallone d'oro. Nella festa juventina, c'è una vena malinconica. Boniek annuncia ai pochi amici torinesi che lascerà la Juve alla conclusione della stagione: non gode della considerazione che ritiene di meritare, ha ricevuto offerte importanti. Passerà alla Roma, giocherà nel club che per primo - anche attraverso canali ecclesiastici, tenuto conto dell'ascesa di papa Wojtila al soglio pontificio - aveva tentato di assicurarselo, sconfitto nel braccio di ferro con la Juve.


         

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